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martedì 8 novembre 2011
Agrigento. Zambuto e la palude della politica.
L’acqua è torbida ? No, di più: lurida, fetida, maleodorante. Così si presenta la situazione politica ad Agrigento. Poco più di quattro anni fa gli elettori vennero ingannati dalla promessa di Marco Zambuto di dare una spallata alle logiche politiche legate ai potenti che hanno fatto di Agrigento terra di conquista per l’affermazione di clientele che nel tempo hanno stritolato l’economia e il tessuto sociale. Persino Lillo Miccichè, ex deputato regionale verde (oggi segretario provinciale di Sel), che ben conosce la vita politica agrigentina, per qualche tempo diede credito al giovane avvocato; ma prestissimo di rese conto che il legame tra Zambuto e Cuffaro, ad esempio, era rimasto intatto. Lillo si dimise da assessore e molti di noi allora non comprendemmo. Pochi mesi dopo ci ravvedemmo: Zambuto andò a Roma e si legò a Berlusconi. Consegnava la città a ciò che di peggio andava maturando in Italia. Il Sindaco disse che per salvare Agrigento occorreva avere i favori del governo nazionale e regionale. Non passerà molto tempo e dovrà denunciare in diverse conferenze stampa l’assoluta solitudine in cui veniva lasciato ogni volta che recandosi a Roma o a Palermo chiedeva interventi ordinario o straordinari per la città. I deputati nazionali e regionali al potere lo snobbavano. Per primo il ministro Alfano, che gli negò anche i contributi per pagare i servizi che il Comune garantiva ( e garantisce) a proprie spese per il funzionamento del Tribunale. In quell’acqua divenuta torbida cominciarono a trovarsi a proprio agio persino alcuni politici locali che hanno tentato di risalire la china, dopo decenni di insuccessi. Accade così che il consigliere comunale Giuseppe Arnone, dopo avere più volte preso le distanze dal Sindaco in carica, dall’estate del 2008 e per almeno un anno e mezzo ha più volte esaltato la personalità e le capacità politico-amministrative di Zambuto, fino a parlare in sua vece in molte circostanze, sostenendo che lui (Arnone) stava amministrando la cosa pubblica al pari e insieme al Sindaco eletto. Le acque si fanno sempre più torbide. Di recente, come è noto, per ragioni assolutamente oscure (legate più al personaggio che alla logica), l’esponente di Legambiente ha capovolto la sua posizione politica, trattando anche con asprezza il Sindaco, sino a suggerirgli di concedersi un periodo di riposo. Questi trasformismi sono stati la nota costante anche della vita del consiglio comunale: la stragrande maggioranza dei consiglieri eletti dal popolo nel 2007 erano in liste elettorali di partiti assolutamente diversi da quelli a cui oggi aderiscono: un giovane socialista è presto passato al Pdl; un esponente dell’Udc è transitato nel Pdl e di recente è tornato a militare nell’Udc, un consigliere eletto nel Pd presto ha cambiato casacca e adesso neppure lui sa bene in quale area politica si trova; un altro dal Pd è passato a Sel; in una notte di mezza estate tutti i consiglieri comunali dell’Udc, dopo avere baciato per anni le gote di Totò Cuffaro, sono passati tutti insieme del Pid, per non venire trascinati nelle disavventure dell’ex governatore; alcuni dal Pdl hanno aderito a Forza del Sud di Cimino. E altri casi ancora ci sarebbero da citare per descrivere questi vergognosi tradimenti, ma la cosa ci da un senso di ribrezzo. Non solo il Sindaco (eletto grazie ad una coalizione di centro-sinistra, è passato poi a quella di centro – destra e ora è tornato nell’Udc) ha tradito il proprio elettorato, ma anche tutti costoro. L’acqua è diventata ad Agrigento fetida per la mancanza di dignità e di coerenza morale e politica di così tanti amministratori. E non entriamo nel merito di indagini della magistratura, che, se avranno esito nefasto per gli indagati, politici e dirigenti, renderanno ancora più vomitevole la condizione in cui questa città è stata trascinata dall’attuale classe di amministratori. Condizione che sotto ogni punto di vista intanto è peggiorata, sino al punto di trovarsi oggi senza bilancio perché quegli stessi consiglieri comunali che hanno approvato i precedenti documenti finanziari portati in aula dalla giunta, solo oggi hanno scoperto che vanno rivisti. In realtà in bilancio attualmente all’esame del commissario regionale non presenta caratteristiche diverse da quelli precedenti, sono solo cambiati gli ordini dei loro referenti politici (o padroni ?) : il Pdl e altre forze politiche, dopo il passaggio di Zambuto all’Udc, hanno le mani libere e sono in campagna elettorale. Adesso hanno interesse a mettere in difficoltà il giovane avvocato, già bacchettato da Angelino Alfano e Bosco. Queste le ragioni e non altre, dando ancora una volta dimostrazione di come si sia ben lontani dalla ricerca del bene della città. Il bene della città ? E’ la vera vittima, annegata nel fetido mare della politica agrigentina. Il risultato è ben visibile, sotto gli occhi di tutti e non abbiamo bisogno di descriverlo agli agrigentini che sanno che l’amministrazione comunale in carica in questi anni si è rivelata incapace persino di trovare una soluzione per il traffico nel quadrivio Spina Santa. Per cui, si spiegano tutte le difficoltà incontrate per rimuovere le macerie di Palazzo Lo Jacono e tutto il resto che fa andare alla malora ogni giorno di più Agrigento. Inutile dilungarci nel descrivere tutti i mali che la fetida politica agrigentina di questi anni ha solo aggravato, perseguendo gli interessi clientelari di sempre, a danno di noi tutti, ingannati quattro anni fa da una speranza e oggi ancor più disillusi di prima. Chi darà mai, dopo l’esperienza bruciante fatta con Zambuto, credito a un altro Sindaco che dovesse tornare a a parlarci del coraggio di cambiare ? Ma da questo mare melmoso in cui è stata sommersa la città dall’attuale amministrazione e da gran parte del consiglio comunale, occorre comunque salvarsi e nella società civile agrigentina esistono esperienze nuove a cui guardiamo e da cui speriamo di non essere traditi.
venerdì 4 novembre 2011
Agrigento. Metti una sera al Rabato
Metti una sera al Rabato. Le luci accarezzano i vicoli, il campanile di Santa Croce e la gente lieta in piazza. E non fai appena in tempo a lasciarti avvolgere da questa atmosfera surreale che un violino ti invita tra le scale della Chiesa a tacere dentro di te e ogni discussione con gli altri per ascoltare solo il suo richiamo suggestivo. Subito dopo è una chitarra che impone a tutti di guardare sù, dove sopra un balcone, con le tendine bianche chiuse e con la vecchia casa in penombra, s’è affacciato un giovane con la sua chitarra ed ha una romanza per la sua cara da farti sentire e tanti tormenti da condividere con te. Ma fai appena in tempo a capire come è andata a finire quella love story di un secolo fa che un contrabbasso e un sassofono ti strappano via per riportarti dinanzi al frontone della settecentesca chiesa, su frequenze più terrestri ed attuali. Sui ciottoli della salita che conduce in cima alla Collina di Atena e al Duomo, sotto le finestre delle case dei contadini, una soprano ti invita alla mestizia e alla speranza di giorni migliori. E se sei di gusti forti arrivano i tammurinari a romperti i timpani con la Diana di San Calò e non comprendi più dove comincia il sacro e dove finisce il profano, ma poco importa, sai di certo che è una bella serata quella che stai vivendo con gli artisti agrigentini nel cuore del vecchio Rabato, il quartiere arabo della tua Girgenti. Nei quattro angoli di piazza Santa Croce ascolti poi le letture delle novelle di Pirandello, che raccontano di uomini e donne passati per queste strade in altri tempi. Ascolti poi i ricordi degli storici locali che hanno descritto la vita della gente anche con ironia, ma sempre con rispetto. E finita la serata tutti a mangiare ceci in brodo, pani “cunzatu” e vino a volontà, tutto biologico, perché la vita in una serata come questa non ammette adulterazioni. Così è andata, nella piazza Santa Croce, la manifestazione “Luci al Rabato”, voluta da un pugno di amici, operatori culturali, artisti, mamme e giovani precari che condividono insieme una speranza: ridare vita a luoghi della memoria che il tempo non vuole cancellare, ma chi avrebbe dovuto custodire ha invece dimenticato e abbandonato. Un esempio, la serata svoltasi dinanzi alla bella Chiesa di Santa Croce, di come ad Agrigento esiste ancora un’esperienza comunitaria, una società civile che sa riappropriarsi dei suoi spazi e valorizzarli semplicemente per viverli in pienezza e con il massimo gusto dello stare insieme, del condividere ciò che è bello, senza scopi di lucro, senza interessi strani. Alla fine tutto è stato smontato dai volontari: i palchi, le luci, le apparecchiature. Ma quelle pietre una volta tanto hanno rivisto pagine di storia e di arte che avevano dimenticato e dal cuore della gente che ha vissuto queste ore della sera a Santa Croce nessuno può “smontare”, strappare una nostalgia e forse anche un proposito: l’impegno a ridare bellezza ai luoghi dei padri, perché la bellezza è lo splendore della verità e la verità abita i vicoli e i campanili, oggi, ad Agrigento, più che i palazzi del potere e i salotti dei benpensanti. Metti una sera al Rabato e trovi il cuore vero di Girgenti e dei suoi figli.
lunedì 11 agosto 2008
agrigento: settembre, andiamo, è tempo di rimpasto
Dopo la brillante vittoria al ballottaggio, nel giugno dello scorso anno Marco Zambuto ringraziò gli elettori e la Madonna con una santa Messa al Villaggio Peruzzo. In prima fila c'erano anche l'ex vice ministro Capodicasa e i suoi amici del Pd, suo suocero La Russa, l'ex ministro democristiano D'onofrio, sindacalisti della Cgil, ed altri importanti esponenti locali del catto-comunismo nostrano, che avevano portato Zambuto alla vittoria. Almeno così credevamo. Perchè negli stessi giorni il candidato del Pda e del centro-destra, il Camilleri, lo sconfitto, rilasciava interviste al vetriolo in cui diceva e non diceva che i leader di Forza Italia e dell'Udc avevano fatto votare sotto banco il giovane avvocato. Ma allora molti non gli davano credito (oggi sarebbero molti meno).
Dunque, un anno fa, dicevamo, la messa di ringraziamento. Il prossimo settembre, o comunque in autunno, celebreremo invece il funerale della "città al di sopra dei partiti". Il movimento di Zambuto è già in agonia da tempo ma è soprattutto in quest'state che il fetore del cadavere appesta la vita politica locale. Dopo il suo viaggio romano, all'inizio dell'anno per consegnarsi nelle mani di Berlusconi, dopo il rimpasto della giunta, il giovane Marco adesso è ormai ostaggio della partitocrazia. I consiglieri comunali del Pdl, ben istruiti dai loro capi romani e palermitani, nell'ultimo consiglio comunale, dopo che il Sindaco ha letto la sua relazione annuale, si sono riuniti in una stanzetta e sono usciti solo dopo aver trovato l'accordo sul discorso da fare. Poichè Zambuto nella relazione non aveva fatto alcun cenno alla sua adesione politica al Pdl e non aveva parlato di rimpasto dopo l'estate, i capigruppo del centro-destra, compreso quello dell'Udc, gli hanno detto in politichese: O Marco, o ci metti in giunta a settembre qualcuno di noi e gli amici nostri, o ti mandiamo a casa. Zambuto li ha ascoltati in silenzio e non ha replicato. In una recente intervista ha detto che in questi giorni non si farà alcun rimpasto, ma non è escluso che fra un mese... Solo un mese fa, aveva invece negato qualunque genere di rimpasto della giunta. Dunque, Miccichè aveva ragione. Il buon Lillo l'aveva detto: "Vedrete, Lassie tornerà a casa". Zambuto ha seppellito ogni velleitaria speranza di creare ad Agrigento un nuovo laboratorio politico. Nella città del ministro della giustizia, dell'ex governatore della Sicilia, non c'è spazio per le novità. Come alla Provincia il presidente D'Orsi aspetta con pazienza che a Roma decidano la sua squadra di assessori e i presidenti e vice presidenti del consiglio comunale, così nel capoluogo Marco Zambuto a settembre riceverà la lista dei nuovi assessori graditi al centro-destra e si piegherà a quelle direttive. Dovrà fare così, se non vorrà un voto di sfiducia da parte della stragrande maggioranza del consiglio comunale. Nel nuovo banchetto, come è noto, vorrebbero sedere anche i consiglieri del Pd. Arnone stesso spinge in tal senso, nella speranza che si aprano anche per lui i varchi necessari per avere un qualche ruolo nella vita amministrativa. ha detto ad hamel che bisogna fa pesare il 20 pr cento dei consensi in città. Parla dei consensi dati a lui nelle ultime tornate elettorali, naturalmente. Dopo che il Pd gli ha chiuso tutte le porte, solo Marco può salvarlo dall'emarginazione politica in cui si trova. Come sono lontani i tempi dei manifesti col pupo ed il puparo. Il rimpasto quindi darà visibilità al Pdl e dovrebbe placare l'ira di Arnone. Ma io non credo però che Zambuto darà qualche poltrona al Pd. Anche se ad Agrigento pur di avere un posticino, tutto è possibile. Penso piuttosto che il Sindaco chiederà al Pdl di poter mantenere in giunta almeno l'assessore Iacono e Muglia (certamente ) e Cutaia (forse). Comunque sia, a settembre torneremo "ai bei giorni della partitocrazia". Ricordate quando Zambuto durante la campagna elettorale sbraitava contro quelli che tengono in pugno la città ? Bene, nella vita politica agrigentina, come direbbe la Bibbia, molti cani sono tornati al loro vomito. Espressione forte, prendetela metaforicamente. Anche perchè quel vomito dovremo come al solito ingoiarlo noi elettori. A settembre infatti, torneranno a versarci la solita pappa. Prima la cucinavano Mannino, Sinesio, Giglia, La Loggia, Di Leo, Bonfiglio, ecc. Oggi sono cambiati i cuochi, ma la logica è la stessa. Il destino di Agrigento, si decide altrove. E noi che pensavamo che Zambuto avesse affidato la città alla Madonna. Che cretini.
domenica 6 luglio 2008
agrigento:comune: san calò di Agrigento è nero perchè è inc****to col Comune
Impegnato negli esami di Stato, sono stato costretto a trascurare il mio blog.
Cerco di rimediare mettendo insieme un pò di vicende che ho conosciuto e seguito.
Consiglieri furbastri.
Innanzitutto, sappiate che, ad un anno dalla elezione che ci ha dato un nuovo consiglio comunale, è cambiato ben poco, o quasi nulla, riguardo al vecchio vizietto di diversi consiglieri comunali di firmare la presenza e abbandonare i lavori pochi (ma davvero pochi) minuti dopo, con il portafoglio comunque più pieno, perchè la ragioneria gli liquiderà comunque 125 euro puliti puliti. Il consigliere comunale Peppe Indelicato alla fine dell'ultima seduta, con un tono molto incazzato (giustamente),mi ha detto:"Perchè non scrivi sul tuo blog i nomi dei consiglieri che vanno via cinque minuti dopo l'inizio dei lavori ?". Peppe ha ragione. Dalla prossima seduta pubblicheremo l'elenco.
Per quanto riguarda l'ultima seduta il bilancio è questo: quando è stato fatto il primo appello i consiglieri presenti erani 21. Un quarto d'ora dopo erano sedici.
Debiti fuori biliancio. Quante volte abbiamo sentito dire che gli amministratori devono governare la città come un buon padre di famiglia amministra la propria casa. Noi abbiamo amministratori-padri di famiglia che manderebbero alla bancarotta tutte le case, con tanti ringraziamenti da parte dei creditori. Da diverso tempo, vengono presentati in consiglio comunali i cosiddetti debiti fuori bilancio. Si tratta di debiti cioè che non erano previsti in bilancio, che il Comune paga in genere dopo la sentenza del tribunale e che il consiglio comunale deve ratificare.
Facciamo alcuni esempi.
Parliamo dei debiti arrivati in aula nell'ultima seduta.
Un tizio cade col motorino in una strada di San Leone. Denuncia il Comune perchè ritiene che la rovinosa caduta è stata causata dal manto stradale irregolare. Chiede 500 euro per i danni al motorino e altri 1.300 per ferite e contusioni. Il Comune si oppone. Si va in giudizio e il Comune (cioè noi) viene obbligato a pagare 5.500 euro. Secondo caso. Ad un impiegato del Comune nel 1998 danno un incarico di coordinatore e così di fatto gli fanno un ordine di servizio per una mansione superiore, rispetto a quella per la quale era stato assunto. Dal 1998 al 2004 lavora di più, si assume maggiori responsabilità, ma il suo stipendio non viene integrato. Dovrebbe ricevere qualcosa in più per la mansione di coordinatore.Stanco delle molte promesse fa causa al Comune chiedendo poco più di 1.700 euro. Tanto avrebbe pagato il Comune, se avesse riconosciuto le giuste ragioni del dipendente. Invece inizia la causa e di spesa in spesa alla fine il Comune è costretto a pagare il doppio. Quasi 3.500 euro.
Terzo caso: Dopo la chiusura del manicomio, quattro degenti vengono trasferiti in una comunità alloggio di Aragona. La comunità ritiene che il Comune di Agrigento debba pagare la retta. I dirigenti del Comune, invece, sostengono che non hanno stipulato alcuna convenzione con la Comunità e non devono nulla. Passano gli anni. I quattro vecchietti muoiono. La Comunità, intanto, ha denunciato il Comune. Il Tribunale da ragione alla comunità perchè c'è una chiara legge regionale, che pure un bambino capirebbe, che spiega come comportarsi in questi casi. La comunità chiedeva al Comune di pagare 378 mila euro.Cioè l'ammontare delle rette non pagate. Si tratta di somme dovute per una decina di anni. Alla fine il tribunale costringe il comune a pagare 430 mila euro. Parliamo di quasi novecento milioni delle vecchie lire.
Di debiti fuori bilancio di questo genere ne arrivano in consiglio comunale molti. In genere il Comune perde tutte le cause. Gli avvocati della parte offesa guadagnano facilmente molto denaro. Alcuni anni fa bisognava pagare anche le parcelle agli avvocati nominati dal Comune per difendersi e che perdevano la causa.
In molti casi ci si potrebbe accordare con chi denuncia una illegalità o una violazione e risparmiare molto denaro. I nostri dirigenti e l'ufficio legale raramente seguono questa strada. Spesso vanno in tribunale e spessissimo perdono e così il Comune (cioè noi)è costretto a pagare molto di più. Ma che importa ? se il consigleire comunale sta in aula un quarto d'ora e riceve 125 euro o se un debito arriva in tribunale e il Comune paga molto di più di quanto il denunciate aveva chiesto, alla fine Cappiddrazzu (cioè noi)paga tutto.
La Corte dei conti dovrebbe appurare se, per esempio, il dirigente non integrando lo stipendio dell'operaio di cui sopra ha sbagliato. Dovrebeb stabilere se era possibile evitare che la faccenda arivasse in Tribunale e diventasse può costosa per l'erario. La Corte dovrebbe eventualmente rivalersi, anche economicamente, sul funzionario che ha sbagliato, causando un danno alla comunità. Ma il funzionario nel malagurato caso che ricevesse dalla Corte dei Conti l'ingiunzione a pagare farebbe causa e le spese legali che dovrebbe affrontare le pagheremmo noi (paghiamo sempre noi), perchè sarebbe difeso dall'ufficio legale del Comune(che paghiamo noi) o in altri casi dall'avvocatura dello Stato (che paghiamo sempre noi).E' comunque assicurato da simili incidenti, grazie ad accordi sindacali che attingono ad una cassa previdenziale che gode di finanziamenti che si alimentano in virtù del gettito fiscale che deriva dalle tasse che paghiamo noi. Quindi alla fine paghiamo persino le spese legali del dirigente che ha sbagliato e la sua assicurazione. Paghiamo noi per i suoi sbagli ! San Calò, ho capito perchè sei nero. Sei incavolato come tutti noi!
Cerco di rimediare mettendo insieme un pò di vicende che ho conosciuto e seguito.
Consiglieri furbastri.
Innanzitutto, sappiate che, ad un anno dalla elezione che ci ha dato un nuovo consiglio comunale, è cambiato ben poco, o quasi nulla, riguardo al vecchio vizietto di diversi consiglieri comunali di firmare la presenza e abbandonare i lavori pochi (ma davvero pochi) minuti dopo, con il portafoglio comunque più pieno, perchè la ragioneria gli liquiderà comunque 125 euro puliti puliti. Il consigliere comunale Peppe Indelicato alla fine dell'ultima seduta, con un tono molto incazzato (giustamente),mi ha detto:"Perchè non scrivi sul tuo blog i nomi dei consiglieri che vanno via cinque minuti dopo l'inizio dei lavori ?". Peppe ha ragione. Dalla prossima seduta pubblicheremo l'elenco.
Per quanto riguarda l'ultima seduta il bilancio è questo: quando è stato fatto il primo appello i consiglieri presenti erani 21. Un quarto d'ora dopo erano sedici.
Debiti fuori biliancio. Quante volte abbiamo sentito dire che gli amministratori devono governare la città come un buon padre di famiglia amministra la propria casa. Noi abbiamo amministratori-padri di famiglia che manderebbero alla bancarotta tutte le case, con tanti ringraziamenti da parte dei creditori. Da diverso tempo, vengono presentati in consiglio comunali i cosiddetti debiti fuori bilancio. Si tratta di debiti cioè che non erano previsti in bilancio, che il Comune paga in genere dopo la sentenza del tribunale e che il consiglio comunale deve ratificare.
Facciamo alcuni esempi.
Parliamo dei debiti arrivati in aula nell'ultima seduta.
Un tizio cade col motorino in una strada di San Leone. Denuncia il Comune perchè ritiene che la rovinosa caduta è stata causata dal manto stradale irregolare. Chiede 500 euro per i danni al motorino e altri 1.300 per ferite e contusioni. Il Comune si oppone. Si va in giudizio e il Comune (cioè noi) viene obbligato a pagare 5.500 euro. Secondo caso. Ad un impiegato del Comune nel 1998 danno un incarico di coordinatore e così di fatto gli fanno un ordine di servizio per una mansione superiore, rispetto a quella per la quale era stato assunto. Dal 1998 al 2004 lavora di più, si assume maggiori responsabilità, ma il suo stipendio non viene integrato. Dovrebbe ricevere qualcosa in più per la mansione di coordinatore.Stanco delle molte promesse fa causa al Comune chiedendo poco più di 1.700 euro. Tanto avrebbe pagato il Comune, se avesse riconosciuto le giuste ragioni del dipendente. Invece inizia la causa e di spesa in spesa alla fine il Comune è costretto a pagare il doppio. Quasi 3.500 euro.
Terzo caso: Dopo la chiusura del manicomio, quattro degenti vengono trasferiti in una comunità alloggio di Aragona. La comunità ritiene che il Comune di Agrigento debba pagare la retta. I dirigenti del Comune, invece, sostengono che non hanno stipulato alcuna convenzione con la Comunità e non devono nulla. Passano gli anni. I quattro vecchietti muoiono. La Comunità, intanto, ha denunciato il Comune. Il Tribunale da ragione alla comunità perchè c'è una chiara legge regionale, che pure un bambino capirebbe, che spiega come comportarsi in questi casi. La comunità chiedeva al Comune di pagare 378 mila euro.Cioè l'ammontare delle rette non pagate. Si tratta di somme dovute per una decina di anni. Alla fine il tribunale costringe il comune a pagare 430 mila euro. Parliamo di quasi novecento milioni delle vecchie lire.
Di debiti fuori bilancio di questo genere ne arrivano in consiglio comunale molti. In genere il Comune perde tutte le cause. Gli avvocati della parte offesa guadagnano facilmente molto denaro. Alcuni anni fa bisognava pagare anche le parcelle agli avvocati nominati dal Comune per difendersi e che perdevano la causa.
In molti casi ci si potrebbe accordare con chi denuncia una illegalità o una violazione e risparmiare molto denaro. I nostri dirigenti e l'ufficio legale raramente seguono questa strada. Spesso vanno in tribunale e spessissimo perdono e così il Comune (cioè noi)è costretto a pagare molto di più. Ma che importa ? se il consigleire comunale sta in aula un quarto d'ora e riceve 125 euro o se un debito arriva in tribunale e il Comune paga molto di più di quanto il denunciate aveva chiesto, alla fine Cappiddrazzu (cioè noi)paga tutto.
La Corte dei conti dovrebbe appurare se, per esempio, il dirigente non integrando lo stipendio dell'operaio di cui sopra ha sbagliato. Dovrebeb stabilere se era possibile evitare che la faccenda arivasse in Tribunale e diventasse può costosa per l'erario. La Corte dovrebbe eventualmente rivalersi, anche economicamente, sul funzionario che ha sbagliato, causando un danno alla comunità. Ma il funzionario nel malagurato caso che ricevesse dalla Corte dei Conti l'ingiunzione a pagare farebbe causa e le spese legali che dovrebbe affrontare le pagheremmo noi (paghiamo sempre noi), perchè sarebbe difeso dall'ufficio legale del Comune(che paghiamo noi) o in altri casi dall'avvocatura dello Stato (che paghiamo sempre noi).E' comunque assicurato da simili incidenti, grazie ad accordi sindacali che attingono ad una cassa previdenziale che gode di finanziamenti che si alimentano in virtù del gettito fiscale che deriva dalle tasse che paghiamo noi. Quindi alla fine paghiamo persino le spese legali del dirigente che ha sbagliato e la sua assicurazione. Paghiamo noi per i suoi sbagli ! San Calò, ho capito perchè sei nero. Sei incavolato come tutti noi!
sabato 21 giugno 2008
agrigento:quella strana sentenza: fra un mese avrà un incidente a San Leone. Ma è tutta colpa del sindaco di Porto Empedocle.
All'inizio di aprile del 2005 un tizio ha denunciato il Comune di Agrigento. Sostiene che il 18 maggio del 2005( cioè un mese e mezzo dopo ), percorrendo in moto il viale dei giardini, a San Leone, cadrà rovinosamente sull'asfalto. Tutta colpa del manto stradale non regolare, pieno di buche e avvallamenti. Il giudice gli da ragione, chiama in giudizio il Sindaco di Porto Empedocle ( ma che c'entra ?) e costringe il Comune di Agrigento a pagare quanto richiesto dall'incidentato, ossia 500 euro. Il Comune di Agrigento però non paga subito,ma non contesta neppure la sentenza. Passano un paio di anni e l'incidentato chiede ed ottiene il pignoramento del Comune di Agrigento. Alla fine il nostro Comune è costretto a sborsare non 500, ma ben 5 mila euro euro per spese legali. Pensate che ho commesso strani errori nel riferire i fatti ? Assolutamtente no. Gli errori, infatti, sono tutti, nero su bianco, nella sentenza. Li ha riferiti in consiglio comunale il consigliere Picarella. Subito dopo ho letto anch'io quello strano provvedimento e gli errori saltano immediatamente all'occhio. Ma nessuno ha contestato la sentenza. Nessuno ha chiesto al giudice di correggerla. nessuno al Comune di Agrigento, pensa Picarella, quella sentenza l'ha letta. Nessuno di quelli che avrebbero dovuto accorgersi che le date sono riportare in maniera del tutto erronea e che il Sindaco di Porto Empedocle non può avere nulla a che fare con la vicenda. Probabilmente gli errori derivano dal procedimento ormai molto diffuso del copia incolla. Picarella ha urlato per almeno un quarto d'ora la sua rabbia (vedi foto) contro chi avrebbe dovuto rendersi conto dei grossolani errori e intervenire d'ufficio per segnalarli.Il Presidente del Consiglio Carmelo Callari ha deciso di organizzare per la prossima settimana un incontro con il responsabile dell'ufficio legale, il dirigente competente e il segretario generale per capire come è potuto accadere ciò. Nella stessa seduta dovevano essere discussi altri due debiti fuori bilancio. Uno riguarda un dipendente che aveva chiesto garbatamente al Comune di pagargli 1.700 euro a fronte di straordinari svolti e per altre questioni. Il Comune non ha accolto la documentata richiesta. La causa di lavoro è finita davanti ad un giudice che dopo due anni ha condannato il Comune a pagare oltre 5 mila euro. Cioè tre volte di più. Un'altra vicenda costringe il Comune a versare più di 330 mila euro ad una comunità di Aragona, che ha ospitato sino alla morte tre anziani agrigentini per i quali il Comune avrebbe dovuto pagare la retta mensile. Se avesse pagato regolarmente, il Comune avrebbe sborsato cinque volte meno di quanto oggi è condannato a pagare alla struttura. Ecco che fine fanno i nostri soldi.Molta gente, per molto meno, perde il posto in altri paesi del mondo.Ad Agrigento gli errori dei funzionari li paghiamo noi.
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