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domenica 8 giugno 2008

agrigento:volontari sì, fessi no!


Volontari sì, fessi no! Avranno pensato gli operatori del Focus Group onlus di Agrigento che gestiscono, in undici paesi della provincia, compresa Agrigento, il servizio Telefono Aiuto, contro il disagio, i maltrattamenti e la violenza domestica. Perchè fessi no ? La Regione già due anni fa ha stanziato per il servizio Telefono aiuto 75 mila euro e li ha passati al Comune che in questo progetto fa , diciamo così, da cassiere. Il Comune di Agrigento non avrebbe dovuto far altro che pagare le fatture che nel corso dell'anno Focus group avrebbe presentato. Complessivamente, comunque, alla fine, il contabile di Palazzo dei Giganti doveva dare, ai volontari agrigentini,entro la fine del primo anno di attivazione del servizio, a titolo di rimborso spese, 25 mila euro. Somma che il Comune ha già in cassa da tempo, come abbiamo spiegato. Ebbene, i responsabili di Focus Group da mesi girano come trottole da una stanza all'altra, da un assessore all'altro, per avere quanto gli spetta. Ma gli dicono che non c'è liquidità e li pregano di avere pazienza. Con questo sistema, hanno ricevuto appena 5.000 euro lo scorso aprile, cioè dieci mesi dopo che Telefono aiuto era partito. Adesso, il sei giugno, il primo anno di lavoro è arrivato a conclusione, ma la possibilità avere i 25 mila euro è ancora molto remota. Domani, quindi, il loro avvocato, che è la stessa presidente dell'associazione, presenterà tutte le carte per denunciare il Comune e metterlo in mora. Questa associazione ha sinora anticipato tutte le spese per garantire agli utenti l'assistenza prevista. Hanno pagato di tasca propria anche le spese tipografiche per la promozione del servizio,mentre il Comune di Agrigento non ha speso un solo centesimo per farlo conoscere alla cittadinanza. Quando però c'è stata la conferenza stampa di presentazione dell'evento, il Sindaco e l'assessore alla solidarietà sociale avevano promesso il massimo impegno.
Ma c'è di più: girano voci secondo le quali l'amministrazione avrebbe intenzione di togliere il servizio al Focus Group e di affidarlo ad un'altra associazione. Speriamo siano solo cattive illazioni. Non solo perchè i volontari di Focus group hanno ben gestito il servizio, come risulta dai numerosi interventi realizzati, ma anche perchè sarebbe un atto certamente illegittimo. La Regione siciliana infatti ha approvato il progetto di Focus e quindi per tre anni il servizio Telefono aiuto deve essere realizzato dai volontari di questa associazione. Ma anche su questa vicenda i responsabili del servizio hanno dovuto impuntarsi e fare intervenire i dirigenti della Regione competenti in materia, dopo che anche loro hanno subodoratore che qualcuno forse vorrebbe estrometterli. Telefono aiuto è un progetto di solidarietà sociale nato grazie alla legge regionale 329. Poteva essere realizzato nel nostro territorio già nel 2003, quando questa legge entrò in vigore e spianò la strada a centinaia di progetti in tutta la Sicilia. Ma il Comune di Agrigento non si sintonizzò con questa opportunità e da noi la legge 329 per molto tempo è rimasta lettera morta, perchè gli amministratori non se ne sono avvalsi per molto tempo per attivare i servizi sociali. Poi, finalmente, nel 2006, su insistenza delle associazioni di volontariato, i progetti sono partiti e abbiamo ottenuto un finanziamento regionale complessivo di un milione di euro per realizzare importanti servizi sociali e socio-assistenziali, presentati da cooperative sociali e associazioni varie. La Regione ha già versato nelle casse del Comune di Agrigento, che è capofila dei progetti, la somma prevista per finanziare tali iniziative. Ci chiediamo: le altre cooperative e associazioni coinvolte hanno avuto quanto gli spetta ? Vi faremo sapere qualcosa.

mercoledì 26 marzo 2008

agrigento: i clandestini vengono assistiti meglio degli agrigentini.



Qualche giorno fa ho conosciuto Lina. Un amico mi ha detto:"Scrivi un articolo per lei, forse qualcuno potrà aiutarla". Ho incontrato Lina, sono stato a casa sua. Oggi è stato pubblicato sul giornale di Sicilia il mio articolo sulla sua dolorosa vicenda.
”Il povero grida e nessuno lo ascolta: questa è la mia esperienza”, dice Lina Laisa, ripetendo il verso di un salmo che ha sentito in Chiesa. “E quando dico nessuno parlo pure del Sindaco, da cui sono andata con i miei due figli e a cui ho chiesto aiuto, piangendo. Ma mi ha detto che per il momento non può aiutarmi. Ha allargato le braccia e non mi ha dato neppure un’indicazione su cosa posso fare per vivere un po’ meglio in questa città”. E da parte sua il Sindaco Zambuto riconosce che “la situazione è davvero drammatica. Ogni giorno bussano alla mia porta famiglie bisognose e mi chiedono duecento-trecento euro, o anche una casa popolare. Ma non abbiamo risorse per affrontare queste emergenze. L’appello della Caritas conferma la drammaticità della condizione in cui la città si trova”. Ogni anno a Lampedusa sbarcano migliaia di clandestini. Vengono immediatamente rifocillati, assistiti, entrano in progetti grazie a cui ricevono assistenza per diversi mesi.Lina ha la sfortuna di non essere una clandestina, quindi per lei non ci sono progetti di sostegno. Per lei l'assistenza ha il volto di un sindaco che non sa cosa fare, di un'assistente sociale che le dice che forse le toglieranno i figli, di volontari che spariscono appena si rendono conto che il suo caso è molto serio ed impegnativo.
Lina, quarantasette anni, due figli di sei e nove anni, ha scritto a Zambuto:” io e i miei figli viviamo in una casa umida, dove le pareti sono coperte ovunque di muffa, la doccia non funziona, non c’è acqua calda, per lavarci scaldiamo l’acqua nella pentola e ci laviamo in una vasca di plastica, il lavandino è pure rotto, non ha lo scarico collegato, io devo mettere il secchio sotto e quando è pieno lo svuoto. Non ho neppure i soldi per pagare l’idraulico. Dovrei pagare 170 euro di affitto al mese, ma è da un anno che non riesco a pagare, ho potuto dare solo una piccola somma”. Prima del Sindaco era stata a trovarla un’assistente sociale del Comune, che quando è andata a casa di questa povera mamma ed ha anche visto in quali condizioni vive con i figli, anzicchè proporle un piano di aiuti l’ha lasciata in uno stato di maggiore angoscia: ” Mi ha detto che potrebbero togliermi i bambini e metterli in un istituto per minori. Anche per questo ho scritto al Sindaco. Lo so che i miei figli non vivono con tutte le comodità che ogni bambino merita, ma so anche che loro sono tutta la mia vita e che per loro io sono tutto il loro mondo, e nonostante i disagi vivono sereni e sono sempre sorridenti”, dice Lina e ha pregato il Sindaco “ di non limitarsi a delegare il mio caso agli assistenti sociali, altrimenti senza i miei bambini so già che questa vita deciderò di non viverla più”. Da molti anni è divorziata, ma non riceve alcun assegno di mantenimento dall’ex marito. “Ma come faccio a pagarmi un avvocato che faccia rispettare i miei diritti ?”, si chiede. I poveri ad Agrigento non hanno neppure un ufficio informazioni che li possa guidare nelle loro richieste. ”C’era stata un avvocato della Caritas che aveva detto che avrebbe fatto qualcosa. Ma come tanti, dopo un po’ non si è fatta più sentire. Noi poveri in questa città siamo una seccatura per molti”, dice con molta amarezza. La signora ogni tanto riceve qualche piccolo aiuto dai volontari vincenziani, ma non si tratta di un sostegno sistematico, ma solo saltuario. Va per fortuna alla mensa della solidarietà. “Ma siamo in tanti a chiedere aiuto e sempre di più e tante volte mi dicono che non possono aiutare me, perché ci sono altri nel bisogno”. Dal Comune ha ricevuto in questi ultimi cinque anni in occasione di un Natale solo un buono pasti. “L’assistente sociale mi ha detto: a lei non toccano aiuti, lei è giovane, può lavorare. Bene le ho detto, allora mi dia un lavoro. Mi ha risposto con delle battutine umilianti”, ricorda con amarezza la signora Laisa, che lavora molto saltuariamente facendo le pulizie in qualche casa o in qualche negozio. “Nel pomeriggio però e d’estate ho molte difficoltà perché devo badare ai miei figli. Non ho nessuno a cui lasciarli e non ci sono strutture comunali dove posso portarli mentre io sono al lavoro. Così posso lavorare solo di mattina. D’estate poi è peggio, perché di mattina non vanno a scuola”. Lina ha un appello che ha gia rivolto anche al Sindaco:”prego qualcuno di tendermi una mano”.

sabato 22 marzo 2008

agrigento:la solidarietà non abita qui: il caso dell'invalida maria





Doveva essere un grande gesto di attenzione e di solidarietà verso una povera invalida, diventata, tra l'altro, tale, secondo quanto sostiene, per un intervento chirurgico alle gambe sbagliato e per il quale ha fatto causa, senza ottenere fino ad oggi giustizia. Invece per la signora Maria Di Stefano è diventata un'altra via Crucis. Dopo essere stata offesa dai ferri dei chirurghi, adesso è stata dilaniata dalla violenza delle promesse non mantenute.Ho seguito questo caso sin dall'inizio. Da quando cioè nel mese di ottobre la signora si è rivolta alle televisioni e ai giornali per avere un ascensore o un montascale per potere uscire da casa, visto che non può perchè sta su una carrozzella e tra la porta di casa e la strada sottostante ci sono 15 gradini (vedi foto) che le impediscono di uscire. Per sollevarla e trasportarla sin sulla strada occorrono almeno quattro persone. Un ascensore (o un montascala)le è indispensabile per migliorare la qualità della sua difficile esistenza.Ebbene il Sindaco e il presidente del Consiglio comunale (nella foto) andarono insieme a trovarla e le promisero (io c'ero) che, se non l'avesse costruito l'Iacp l'ascensore, sarebbe intervenuta l'amministrazione. Sarebbe stato il regalo di Natale per la signora Maria. L'Iacp intanto diede tutte le autorizzazioni per la costruzione dell'ascensore. Poi si fecero avanti persino due imprenditori agrigentini, assicurando che avrebbero risolto il caso a proprie spese. Un imprenditore avrebbe fatto le opere in muratura, l'altro avrebbe donato l'ascensore.L'ufficio tecnico del Comune insieme ai tecnici dell'Iacp avrebbero dovuto preparare il progetto. Il sindaco, il vice sindaco, il parroco, l'assessore alla solidarietà, quello alla polizia urbana tornarono il 15 dicembre a casa della signora Maria e insieme si sono recati anche dietro il palazzo (vedi foto), per guardare la parete dove bisognava realizzare gli interventi per l'ascensore. Salirono poi a casa della signora per donarle una carrozzella nuova,(vedi foto) regalo di un farmacista agrigentino. In quella circostanza dissero che avrebbero fatto pure il possibile per farle riavere il bonus socio-sanitario che le era stato bloccato,oppure, se non ne aveva diritto, le avrebbero fatto avere un sussidio, perchè la signora deve comprare molti farmaci e il marito tra l'altro è un anziano muratore disoccupato. Arrivarono un paio di ingegneri per dirle che bisognava liberare la parete della casa su cui bisognava intervenire per realizzare i lavori. La signora ha spostato immediatamente mobili e tutto il resto. Avevano assicurato infatti che i lavori senz'altro sarebbero iniziati dopo le festività natalizie. Domani celebreremo la Pasqua. Nessuno in casa della signora Maria ha mai piantato un chiodo.Da Natale ad oggi hanno solo piantato chiacchere. L'invalida piange: "mi hanno abbandonata,mi hanno preso in giro,mi sento tradita", ci ha detto ancora ieri pomeriggio."Il povero grida e nessuno lo ascolta", dice il verso di un salmo di 2500 anni fa. Ad Agrigento ci siamo evoluti,riusciamo a fare di peggio.

martedì 4 marzo 2008

agrigento: la mensa della solidarietà piange: se il comune pagasse, potrebbe sorridere


La mensa della solidarietà è in gravi difficoltà e anche l'ex assessore Roberta Tuttolomondo ha lanciato un appello per rifornire le suore di generi alimentari. Ma c'è qualcosa d'altro da fare: imporre al Comune di pagare tutti gli euro, fino all'ultimo centesimo a cui hanno diritto le suore che dal 2001 danno da mangiare agli immigrati protetti ed aiutati dal progetto Tarik,cioè quelli residenti ad Agrigento richiedenti rifugio e asilo politico. Secondo una convenzione firmata dal Comune e dall'associazione Acuarinto, questi immigrati (in media una ventina ogni anno dal 2001 ad oggi)dovrebero avere una mensa gestita dal Comune. Proprio così dice la convenzione. Ma il Comune non l'ha mai avuta la mensa. E così manda ogni giorno gli immigrati del progetto Tarik alla mensa di via Gioeni e quindi a sfamarli sono le suore. Nella convenzione del giugno del 2001 veniva quantificato il costo medio di ogni pasto, che allora ammontava a lire otto mila, pari a 4 euro e 13 centesimi. Calcolando che allo scorso 31 dicembre gli immigrati assistiti erano 25, i conti sono presto fatti: il Comune dovrebbe spendere 8,26 euro al giorno per sfamare ognuno dei 25 assistiti, pari a 206,50 euro al dì. Ogni sei mesi dunque il servizio costerebbe al Comune 37.170 euro, ogni anno 74340 euro. Di fatto poiché la mensa della solidarietà è aperta solo per il pranzo, allora per la cena è stato predisposto un servizio da parte dell’associazione Acuarinto, che in genere ogni settimana fornisce agli ospiti la spesa necessaria per il vitto settimanale, che viene recapitata a domicilio. Ma anche fornendo per un intero anno ai 25 extracomunitari il solo pranzo, la mensa della carità dovrebbe ricevere, per il servizio mensa prestato per conto del Comune, 37.170 euro. “Il Comune non ha mai sottoscritto con noi della mensa della solidarietà un preciso contratto per la fornitura di pasti ai nostri fratelli immigrati assistiti secondo il progetto Tarik – dice suor Stellina, responsabile della mensa – Ci è stato dato negli ultimi anni dal Comune un contributo annuo di 11 mila euro, ma per il servizio che complessivamente svolgiamo ogni giorno per tutti i nostri ospiti che sono un centinaio al giorno”.Il Comune dunque ha scaricato sulla mensa un proprio impegno, quello di garantire i pasti ai rifugiati politici e ai richiedenti il diritto di asilo. Cosa fa dei soldi che riceve dal ministero degli interni per questi immigrati?

domenica 11 novembre 2007

auguri signora maria


Torna il sorriso in casa Gentiluomo-Di Stefano. La signora Maria Di Stefano, invalida dopo un intervento alle gambe ( e lei sostiene per colpa dei medici che l'hanno operata), avrà il suo montascala. L'Iacp ha dato il nulla osta alla costruzione e due imprese le costruiranno e le doneranno gratuitamente la scala mobile esterna, realizzando anche tutti i lavori necessari. Potrà uscire così con più facilità, mentre sino ad oggi non aveva alcuna possibilità di portarsi sulla strada a causa di una barriera architettonica costituita dai 15 gradini che dalla strada conducono alla porta di casa sua. Sino alla scorsa settimana era davvero disperata, perchè ad un mese dal suo appello (che avevo anch'io ripreso sulle pagine del giornale) non era successo niente. Mi aveva detto che avrebbe abbattutto il muro, sarebbe diventata abusiva, e avrebbe così dato battaglia a quelle autorità sorde ai suoi bisogni. Conduce questa battaglia da quasi quattro anni . Adesso finalmente la svolta. Forse il suo Natale quest'anno sarà più sereno. Auguri.